giovedì 7 febbraio 2013

Eterno 2

Eterno
( parte 2 di 2 )

- Lasar fu l'unico tra i convocati a farsi avanti e non lo fece a cuor leggero, sapeva che il posto dove si stava recando avrebbe potuto significare gloria e potere come purtroppo morte e solitudine. - Ulrich inspirò profondamente carezzandosi distrattamente il dito indice della mano sinistra con il pollice dell'altra, la luce della stanza lo illuminava con la debolezza di un tramonto coperto da scuri nembi all'orizzonte rendendolo un uomo all'apparenza nostalgico quanto sicuro di sé.
I bambini ascoltavano silenziosi senza battere ciglio con l'ansia che traspariva dai loro grandi occhi, l'immaginazione che aveva iniziato già dalla prima parola a viaggiare nel tempo e nei luoghi cercando qualcosa che potesse sembrargli adatto per vivere in prima persona la novella che il nonno stava narrando - Non lo fece per spavalderia... - Abbassò lo sguardo sul piccolo Augustine - Che vuol dire ansioso di mostrarsi coraggioso anche quando il coraggio spesso non è richiesto quanto la ragione. - Il bambino rifletté un attimo su quelle parole mettendole in riga, riorganizzandole in modo che potessero esprimergli un concetto che lui conoscesse per poi guardare la sorellina ed annuire - Quante parole nuove. - Sorrise felice.
- Ora sei tu ad interrompere. - Lo aveva quindi rimproverato l'altra muovendo su e giù l'indice.
- Lo fece perché era stato al fianco dell'imperatore nella battaglia di Turtonvalle, una sorta di terribile combattimento tra le forze del male e quelle del bene... - Abbassò il profondo sguardo a sinistra - Anche se forse sarebbe più corretto esprimersi parlando di ordine e caos. -
- Cosa cambia, nonno? - Chiesero quasi all unisono i due pargoli.
Ulrich sbuffò stancamente incolpandosi di non riuscire a trovar termini semplici da adoperare con i bambini e si grattò il mento con le unghie ben curate - Dunque. - Iniziò - L'ordine è come il bene, ma è inteso come ordinato... - Si concesse un istante per riflettere - Come le vostre camerette, quando sono disordinate è male, quando sono ordinate invece è bene. Così è ordine e caos, il caos è male in quanto è difficile trovare un punto di riferimento mentre l'ordine è bene perché c'è un punto focale... - Si interruppe mordendosi la lingua - Punto focale vuol dire: punto di riferimento. -
- Io l'avevo capito. - Annuì la bambina mostrando un sapiente sorrisetto.
- Sta zitta. - L'aveva rimbrottato l'altro sentendosi stupido.
- Buoni bambini. - Li aveva tranquillizzati l'anziano mettendo entrambe le mani sulle teste dei nipotini e scompigliandogli i capelli - Ora che avete capito, lasciatemi spiegare. -
I due fecero si con la testa e seppur scambiandosi un'occhiata in cagnesco si posero in posizione d'ascolto.
- Lasar aveva combattuto al fianco dell'imperatore e l'aveva protetto custodendo lui stesso il sacro oggetto, che chiameremo reliquia, attirando così l'attenzione del nemico sulla sua persona. Per sfortuna o per fato, quindi destino, accadde che la moglie del regnante perì poco dopo la battaglia durante l'assedio alla roccaforte principale dell'impero. - Trasse un profondo respiro e guardò nuovamente verso la moglie, i pochi raggi di sole che le toccavano le gote la impreziosivano sempre di più schiarendole la carnagione già nivea per quanto stressata dal passare del tempo - Il nemico prese la regina e l'imperatore soffrì parecchio per quello che le venne fatto, davanti la fortezza. -
- Cosa le fecero? - Chiese istintivamente Augustine allo sbadato nonno che rinsavendo scosse la testa - Niente che un bambino dovrebbe sapere. -
- Ed una bambina? - L'altra.
- Neanche. - Caustico.
Lo sguardo di Ulrich era caduto pesante sui nipoti e notando che non c'erano ulteriori repliche in atto decise di andare avanti con la narrazione - Il compito di proteggere la regina durante l'assedio spettava a Lasar che, tuttavia, per poter difendere la reliquia era mancato al suo impegno. -
I bimbi si consultarono per poco meno di un minuto e dopo essersi scambiati quelle poche parole Augustine annuì soddisfatto mentre Ambra gli sorrise accarezzandogli i capelli.
- Ora. Accadde che il mago, mortificato per l'accaduto, si offrì lui stesso di partire alla ricerca del manufatto che gli era stato rubato durante una delle scene dove la regina era stata coinvolta sulla collina di fronte alla rocca. L'uomo aveva commesso due sbagli e non poteva in alcuna maniera perdonarsi. Nonostante tutto, l'imperatore non gli aveva attribuito nessuna colpa in quanto consapevole di aver affidato lui stesso a Lasar il compito di difendere la reliquia costringendolo a prestare meno attenzione alla regina che quando venne presa lasciò lo stregone senza fiato permettendo al Caos di sottrarre la reliquia. -

Il primario uscì dall'infermeria asciugandosi con un fazzolettino di carta il sudore dalla fronte imperlata dove una lunga frangetta castana cadeva disordinata quasi coprendo i piccoli occhi color nocciola - Voi dovete essere il signore e la signora Poul - Constatò togliendosi gli occhiali dalla sottile montatura tonda ed ottonata - Mi spiace conoscervi in queste circostanze. - Aveva ammesso guardando la coppia con rammarico ed abbassando ancora di più il tono di voce già baritono. Il panno di pelle si mosse rapidamente sulle lenti tra il pollice e l'indice del medico per poi tornare nella tasca del camice - Volete sedervi? -
Adia scosse la testa e si morse il labbro inferiore facendo saettare gli occhi sul marito che guardava severamente il primario a braccia conserte, espirò ed aprì le mani mostrando i palmi al terreno - No, grazie. - Aveva detto sistemandosi indietro i lunghi capelli biondi - vorremmo solo essere messi al corrente della situazione. - Guardando il compagno che si mostrò d'accordo con un cenno della testa. Il medico passò la lingua sui denti ed annuì come per chiarire a se stesso il concetto - Molto bene, allora mi esporrò senza mezzi termini. - Prese aria e dalla tasca sinistra del camice bianco, macchiato qui e li da quello che dall'odore poteva sembrare disinfettante, estrasse un blocco note formato A6 diviso in tanti quadratini - Il signore e la signora Ellis sono stati ricoverati in questo ospedale la scorsa notte - Lesse per poi alzare lo sguardo verso i due - Il ventinove ottobre. -
- Si. - Aveva confermato Jason.
Il castano passò nuovamente la lingua sull'arcata dentale superiore e riprese ad annuire, tirò su con il naso e ci passò il dorso della mano erigendo la schiena mentre le palpebre si chiudevano e si riaprivano con la velocità di chi intensamente riflette su di un'importante questione - Bene. - Chiuse il blocchetto - Mi duole tantissimo comunicarvi che abbiamo dignosticato ai vostri genitori un cancro terminale e che pertanto... - Inspirò profondamente - è solo questione di tempo . -
La donna abbracciò drasticamente il marito avendo tuttavia la forza di non piangere davanti al primario - Mi dispiace. - Si era scusato quello come se fosse stata colpa sua, dare notizie del genere non era mai stato piacevole e per questo motivo si sentiva in colpa ogni qual volta ne dava una - Se fossero venuti prima, forse, avremmo potuto fare qualcosa. - Ragionò - Parliamo di una forma disseminata che se presa per tempo forse avremmo potuto trattare con un'immunoterapia o più avanti con una chemio - Sospirò - Ma ad ora non c'è nulla che possiamo fare se non tenerli sotto sorveglianza, insieme, con ossigeno e nutrimento. -
- Io lo avevo detto... - Stava singhiozzando la bionda stretta nell'abbraccio del marito - L'avevo detto... -
L'uomo si sentiva molto dispiaciuto - Mi disp... -
- la prego. - L'aveva interrotto Jason mostrando il palmo della mano destra. Il medico annuì e mordendosi la lingua mosse qualche passo indietro - Se avete bisogno di me, sapete dove trovarmi. - Concluse rientrando nella stanza a testa bassa.
La giovane Adia stringeva forte il marito - L'avevo detto... -
- Mi dispiace, cara... - Erano le uniche parole che l'uomo era riuscito a pronunciare - Mi dispiace... -

- In quel dì di novembre il mago era dunque partito, da solo e tormentato dal rimorso, viaggiando in direzione della valle nera. - Aveva continuato Ulrich che nel frattempo si era adagiato un poco di più sul materasso del letto comprendosi con le lenzuola per via di un fastidioso brivido di freddo alla schiena - Ora. Accadde che con il passare del tempo il mago attraversò foreste, guadò fiumi... - I due piccoli si scambiarono qualche parola - scalò montagne e sorpassò colline, la sua destinazione era ancora molto lontana quando inaspettatamente trovò un compagno di viaggio. - Tossì distrattamente avendo cura di coprirsi con la mano sopprimendo un lancinante dolore allo sterno
- Una giovane donna di un'altra regione del regno, una spadaccina armata di una lunga e sottile spada acuta come la sua mente e distinta come i suoi lineamenti. - I due guardarono il nonno con aria interrogativa - Vuol dire che era molto bella. - Aveva spiegato quello sorridendo. I nipotini ricambiarono l'espressione e ripresero a far ciondolare allegramente le gambe giù dal letto.
- I due inizialmente erano diffidenti l'uno dell'altra, ma dopo aver compreso che viaggiavano nella stessa direzione decisero di unire le forze quantomeno nel viaggio, se non nello scopo. Lei doveva recarsi in una cittadina poco prima della valle per recuperare degli ingredienti che avrebbero permesso al suo governatore la creazione di una nuova arma di difesa da proporre direttamente all'imperatore. - Tossì nuovamente ed iniziò a sentire la stanchezza calare su di lui come un enorme masso levigato - Per farla breve: viaggiarono e viaggiariono. Le avversità costringevano i due a lottare insieme, Lasar modificava la materia mentre Leania, la spadaccina, procurava il tempo che gli serviva per adoperare i suoi incantesimi, se così vogliamo chiamarli. Il tempo passava, il viaggio si faceva sempre più lungo, le impervie costringevano i due a stare sempre più vicini, la solitudine a confidarsi, le paure a dosare la fiducia ed in seguito a fidarsi l'uno dell'altra. Passarono prima i mesi, poi gli anni. - Inspirò profondamente e scosse la testa riflettendo sul suo racconto - Vedete, bambini, non tutto è come nei libri di fiabe. Quando un posto è molto lontano bisogna farsi parecchi amici per poterlo raggiungere incolume, affrontare parecchi avversari e spesso decidere di tornare indietro solo per rendersi conto di quanto sia importante andare avanti. -
- Ora. Con il passare del tempo i due si avvicinarono sempre di più per via delle freddi notti passate all'aperto, del timore di agguati e delle impervie, fino ad un certo punto in cui erano stati costretti a dormire insieme. Da quel momento avevano iniziato a farlo sempre più spesso. - Rise sommessamente guardando verso la moglie - Bizzarro se pensate che Leania era più alta di Lasar di quasi quindici centimetri, più snella e molto più attraente. - Gli occhi si persero nel vuoto e la mente iniziò a divagare - Ricordo che i raggi della luna si spandevano sulle sue gote alte, come una goccia d'acqua sarebbe scesa dalla più liscia stalattite per andarsi a poggiare su una dolce polla pronta ad accogliere la stilla e le onde che ne sarebbero derivate. - Abbassò il volto - Il suo corpo era perfetto, alta e bellissima, una voce in grado di emulare il fruscio delle foglie in una notte di delicato vento che soffia attraverso cavi tronchi, tane di reconditi sogni. Movenze seducenti e leggere, provocanti e non per questo meno delicate. Sembrava un sogno per il giovane Lasar. - Si fermò e si accorse che i due bambini lo stavano guardando con l'aspetto di chi guarda un pazzo pronunciare parole senza senso in un vorticoso discorso autoconclusivo.
Il vecchio Ulrich rise e venne preso da un altro colpo di tosse - Scusatemi bambini, forse mi sono lasciato troppo prendere la mano. -
I due annuirono e l'anziano nonno sospirò a mento basso - Forse è il caso di farla finita con questa storia, dopotutto sono solo tante parole... -
- No, nonno, belle parole - Lo corresse il piccolo spalancando gli occhioni.
- Come finisce la storia? - La curiosetta inclinando la testa.
- Orbene. - Stinse le labbra quello - I due arrivarono alla fortezza due anni dopo essere partiti, recuperarono la reliquia e fuggirono, tornarono un anno dopo quando la donna aveva un anello di quarzo alla mano sinistra ed aspettava un bambino, il mago stesso aveva un anello di quarzo al dito da lei donatogli. Stettero insieme finché la morsa del caos non stroncò le loro vite ancora giovani... - Si fermò pensieroso e quasi triste - Loro figlio si salvò, ma nessuno seppe che fine aveva fatto... -
Ci fu un istante di gelido silenzio che sembrò durante l'eternità di una clessidra senza sabbia.
- Non è una bellissima storia... - Concretizzò in breve Augustine
- A me invece è piaciuta, si amavano e sono morti insieme... - Ribatté la piccola Ambra.
- Vedete nipoti miei, quando sarete più grandi... - Continuando a sospirare non potendo fare nient'altro e riflettendo su ciò che stava per dire - Chiedete a vostra mamma di farvi leggere i miei libri, e ricordatevi di questa storia. Allora capirete molto di più. -
I due annuirono.
- Promettetemelo. - Redarguì lui.
- Lo promettiamo.- Risposero all'unisono i due bambini.
In quell'istante la porta si aprì in un sottile cigolio ed Adia entrò timorosa facendo ben attenzione a non provocare troppo rumore con i tacchi dei suoi stivali. Chiamò i bambini che salutarono il nonno con un bacino sulla guancia e, ringraziandolo per la strana ed inusuale storia, corsero ad abbracciare la mamma rossa in volto e con gli occhi umidi socchiusi dalla stanchezza. Jason stava aspettando fuori, dopotutto aveva sostituito da troppo poco tempo il precedente marito della moglie e non gli era parso corretto apparire in determinate circostanze nonostante l'ex di lei fosse una sorta di pazzo dipendente dagli alcolici più amari.
Aida saluto il padre con un bacio sulla fronte e lo abbracciò più forte che poteva, quando cercò di parlare Ulrich la fermò dicendo - Non servono parole, principessa, saluta tua madre e vai a casa. - Le prese delicatamente le guance tra le mani - Ti amiamo entrambi. - Lei annuì di fronte al rigore del padre che seppur accompagnato da un lieto sorriso era stato categorico. Salutò la madre dormiente e trattenendo le lacrime strinse nuovamente la fredda mano al genitore, si tolse la sciarpa mettendola intorno al collo del padre che ringraziò inalando il dolce profumo della figlia ed infine si chiuse la porta alle spalle in amare lacrime di rassegnazione.
Il rumore dei tacchi nel corridoio si fecero sempre meno intensi, come i singhiozzii, finché non sparirono del tutto.
Ulrich inspirò profondamente e guardò nuovamente verso la moglie, stesa sul suo letto con la mano protesa verso il basso in balia della gravità - Sei stata molto dolce, amore mio... - Le prese la mano e la strinse non ricevendo risposta - Hai aspettato che andassero via... - Poggiò il suo palmo sulla sua guancia - Grazie. - L'elettroencefalogramma dell'anziana donna diminuì sempre di più la sua frequenza fino a diventare piatto in pochi secondi, Ulrich si sforzò di staccare la spina del macchinario della donna facendogli smettere di emanare suono. Levò gli aghi con le flebo dal proprio corpo mentre una triste lacrima di consapevolezza gli rigava il volto, lasciò cadere la sua mascherina per l'ossigeno in terra e staccò anche la spina dei suoi macchinari.
Con non poca fatica si alzò dal lettino ed aiutandosi con la parete e la sedia posta li dai bambini si mosse verso il letto della moglie, salì e si infilò sotto le coperte con lei. Le prese la mano e baciandole un'ultima volta l'anello di quarzo sulla mano sinistra chiuse gli occhi - Alla prossima vita, amore mio. - sorridendo.

La famiglia Paul viaggiava in rispettoso silenzio sull'autostrada, ognuno perso nei suoi pensieri, nei suoi problemi e nei racconti che non dovranno essere dimenticati. Il sole tramontava davanti ad imponenti nembi, il loro colore era di un pallido rosso come sarebbe potuto solo essere il cuore di un amante, in comunione con chi realmente ha cercato nel tempo, tra gli anni, nelle vite e negli universi per riconciliarsi ed infine potersi dire solo: a presto.

Fine
Qui finisce questo racconto, non voglio che venga ricordato come una storia cruda ma bensì come l'essenza di ciò ch'io penso amor voglia dir in questo mondo . Mi auguro di avervi regalato la stessa emozione che chi ha vissuto la vicenda ha regalato a me, seppur triste è ciò che è accaduto e come tale va rammentato, parole scritte su carta di chi per l'altro tutto ha donato.

Alla prossima storia.
Sean Foster 



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